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mercoledì 23 maggio 2018

Segnalazione: Una seconda chance di Artemide Waleys

Segnalazione:
Una seconda chance
di
Artemide Waleys


Buongiorno lettori,
nuovo romanzo di Artemide Waleys: "Una seconda chance" (già conosciuta per la serie Club privè 185, le antologie di racconti Nero su Bianco e L'estate negli occhi e il racconto Come in una favola).


Biografia:

Artemide Waleys è una giovane donna come ce ne sono tante, metà francese e metà inglese.
Vive in Scozia con sua moglie Carrie, ha una vita sempre incasinata, mille contrattempi, una famiglia che la fa impazzire e un grande amore per i libri.
Questa passione incontrollata l’ha portata a scrivere e dopo avere preso il coraggio a due mani ha deciso di cominciare a pubblicare i suoi manoscritti.
Sono libri di amore, avventura, che raccontano la vita di tutti i giorni ma che hanno un qualcosa in più: sono libri LGBT dove i protagonisti sono uomini e donne che cercano un loro spazio nel mondo, inseguendo la felicità.
Proprio come fa Artemide, fra un libro e l’altro!

Contatti:




Genere: romanzo LGBT / Romantico / Narrativa Contemporanea / Azione
Editore: self publishing StreetLib
Data di pubblicazione: 21 gennaio 2015
Numero pagine: 210
Prezzo cartaceo: 10,99€
Prezzo ebook: 3,99€
Link per l'acquisto su Amazon: 



Sinossi:
Reid Collins ha una vita molto complicata.
Vive a Los Angeles con il suo gatto Caligola e lavora insieme al suo migliore amico Cody, un famoso arredatore d’interni. Ma quando il Presidente lo chiama è pronto a intervenire insieme a Cody per salvare il mondo.
Nonostante tutto, Reid riesce a mantenere tutto in equilibrio come un perfetto giocoliere fino a quando nella sua vita ricompare l’ultima persona che avrebbe desiderato vedere.
JD, l’uomo che gli ha spezzato il cuore tanti anni fa.
Come se non bastasse JD è il miglior sicario sulla piazza: sarà forse tornato da Reid per ucciderlo?

Eccovi anche un estratto:
JD uscì dall’aeroporto McCarran respirando l’aria calda e afosa che lo accolse fuori dall’edificio.
Odiava l’estate, il caldo e Las Vegas: tre ottime ragioni per tornare indietro senza pensarci tanto sopra, ma quando si trattava di lavoro non si tirava mai indietro.
-Taxi, signore?- chiese una procace ragazza sorridendo.
-Salve splendore.- disse avvicinandosi –Portami al Venetian Hotel.-
-Subito.-
JD si accomodò sul sedile posteriore e benedisse l’aria condizionata.
-Quanti gradi ci sono?- chiese.
-Oggi è una giornata fresca, ci sono solo quarantasette gradi.-
JD grugnì qualcosa di non ben definito mentre la ragazza lo osservava attraverso lo specchietto retrovisore.
Il suo passeggero non dimostrava più di quarant’anni, portava corti capelli brizzolati e i tratti virili del viso erano resi più interessanti da una barba di qualche giorno.
Non riusciva a capire di che colore aveva gli occhi a causa delle lenti scure degli occhiali da sole.
-Le va un po’ di musica?-
-Cos’hai?- domandò JD.
-Frank Sinatra, Aretha Franklin, Elvis...-
-Cristo santo!- esclamò sfilandosi gli occhiali da sole –Sei un’aliena: come fai a conoscere questa musica?-
-Mia nonna.- rispose sorridendo –Allora?-
-Vada per Aretha.-
La tassista selezionò la cartella di file mp3 e la musica partì.
Guardò attraverso lo specchietto retrovisore e sorrise: il suo passeggero aveva dei bellissimi e magnetici occhi neri, era un uomo decisamente interessante.
-Cosa la porta a Las Vegas?- domandò incuriosita.


Uhm... interessante.
E voi che ne dite?

Buona lettura!

martedì 22 maggio 2018

Blogtour Grimace di Chiara Orlando TERZA TAPPA IL CORVO, TRA MITOLOGIA E LETTERATURA

BlogTour
Grimace
di
Chiara Orlando

TERZA TAPPA
IL CORVO, TRA MITOLOGIA E LETTERATURA



Buongiorno lettori,
oggi sono felicissima di partecipare al BlogTour organizzato da Chiara Orlando, in occasione dell'uscita del suo ultimo romanzo "Grimace", un urban fantasy / mystery, edito Genesis Publishig, che vi avevo già segnalato qualche giorno fa a questo link.



Oggi siamo alla terza tappa del Tour... e parleremo di "Il corvo, tra mitologia e letteratura"... non siete curiosi di approfondire maggiormente questo romanzo?
Bene allora passiamo subito a leggere qualche estratto in questione:


Alzò appena il capo e notò un enorme corvo appollaiato su un palo della luce, poco lontano. Gli occhietti tondi e di un nero che tendeva al rosso erano puntati su di lei in modo inquietante. L’uccellaccio gracchiò facendola sussultare, quasi esortandola a entrare.

Uscì dal take away e notò nuovamente il corvo, questa volta sulla ringhiera di un balcone che sporgeva dal primo piano, sopra la sua testa. Ignorandolo volutamente, si avviò a grandi passi verso casa. Un battito d’ali e seppe che l’animale volava proprio sopra di lei.

Un gracchiare riverberò stridente nel lungo corridoio. Entrambi si voltarono verso la finestra alla loro destra. Appollaiato sul cornicione, oltre il vetro della bifora, un corvo dagli occhi di rubino pareva fissarli con un’intensità inquietante. Per qualche strano motivo Blair si sentì rassicurata. Impugnando la sua stilografica, più bollente che mai, ritrovò il coraggio.
«Sono in missione, Denever, non ho tempo per farti divertire» sbottò.

Il volatile nero, intanto, in qualche modo era riuscito a intrufolarsi nel corridoio e ora le si era parato di fronte, sbattendo velocemente le ali, come incitandola a fuggire.
La donna, facendo ricorso alle forze rimaste, si alzò in piedi e seguì il corvo.
«Aspetta!»
Sentì la voce lontana di Denever, quasi disperata, ma lei non si fermò. Non era pazza a tal punto.




Ora passiamo a saperne di più sulla figura del corvo... e cosa ci rivela l'autrice sul suo romanzo:


Quella del corvo è una figura piuttosto importante nel romanzo, tanto che dà il nome alla serie stessa (The Crow Series).
Sia in mitologia che in letteratura è sempre stato simbolicamente legato all’oscurità, alla cupezza e alla morte. Per questo motivo ho deciso di utilizzarlo come animale “totem” che, in momenti essenziali della storia, guida e talvolta porta alla salvezza la protagonista.
Inoltre il corvo ha un particolare legame con la mitologia greca, secondo i racconti di Ovidio era il famiglio preferito dal dio Apollo, che lo utilizzava come messaggero. Per una fatale errore (era troppo impiccione a detta delle cornacchie) venne punito dal dio e le sue penne, da bianche, divennero nere come la pece.
Le credenze dell’antica Grecia hanno un loro ruolo all’interno del romanzo e elementi di questo ricco repertorio folkloristico si possono notare in alcuni avvenimenti e conversazioni.
Un altro motivo che mi ha spinto a utilizzare il corvo come animale simbolo della serie è la poesia di Edgar Allan Poe, intitolata appunto “Il Corvo”: un uomo distrutto dalla perdita della sua amante riceve la visita notturna di un corvo che, come un messaggero di mestizia, gli rivela con una parola, Nevermore, l’ineluttabilità della morte.
In “Grimace” è legato sì alla morte, ma non è più messaggero bensì guardiano. Una silenziosa guida che indica la giusta via nel mondo soprannaturale che circonda la protagonista.



Beh, che dirvi?
Già la trama di questo romanzo mi aveva incuriosito molto, ora con queste curiosità non vedo l'ora di leggerlo!
E voi cosa ne pensate?

Mi raccomando, passate anche dagli altri blog per scoprire altre curiosità su "Grimace".

1° Tappa: Franci lettrice sognatrice
2° Tappa: Sognando tra le righe



Buona lettura!


Link d'acquisto su Amazon:

lunedì 21 maggio 2018

IN CAMMINO VERSO COMPOSTELA (diario di bordo scritto con i piedi) di BEATRICE MASCI

IN CAMMINO
VERSO COMPOSTELA

(diario di bordo scritto con i piedi)  
di
BEATRICE MASCI


Genere: guida turistica / umoristico

Edizione: Montag (Le Fenici) (2018)


Buongiorno lettori,

eccomi qui a recensire un libro molto particolare e divertente, in collaborazione con l'agenzia letteraria Saper scrivere che ringrazio sempre molto per l'opportunità di farmi conoscere tanti nuovi libri (Saper scrivere si occupa di editoria a tutti i livelli: correzione di bozza, editing, scouting, traduzioni e impaginazioni, ghostwriting e anche ufficio stampa).
In cammino verso Compostela (diario di bordo scritto con i piedi) è una sorta di guida turistica, dove l'autrice narra la sua avventura nell'affrontare il lungo cammino dalla Francia alla Spagna.
Quando avevo letto la sinossi, in cui si dice che "Beatrice Masci fa raccontare ai suoi piedi gli ottocento chilometri percorsi in 33 giorni" pensavo che l'autrice si sarebbe limitata a descrivere la sua esperienza, fisica ed emotiva, (e naturalmente in questo libro si parla anche di quello, delle sue emozioni, di ciò che ha visto, delle persone che ha incontrato, di quello che ha fatto)... ma in realtà c'è molto di più, e anche il sottotitolo "(diario di bordo scritto con i piedi)" avrebbe dovuto suggerirmi l'ironia dell'autrice.
Infatti all'inizio non avevo compreso bene il testo, pensavo che l'autrice parlasse e discutesse della sua decisione di intraprendere il cammino di Compostela con qualche amico / parente / collega, trascinato a forza in questa grande e faticosa avventura... ma poi finalmente (meglio tardi che mai!) Beatrice non parlava con nessuno! Erano soprattutto i suoi piedi a farlo, lamentandosi in continuo del duro lavoro compiuto e sentendosi anche poco apprezzati, e poco massaggiati.
Per cui questo testo, nonostante il racconto di questa esperienza unica, è anche molto divertente e simpatico per l'interferenza dei pensieri dei piedi, e non solo, parlano anche il cuore, le spalle, lo stomaco e la coscienza. Tutti a dare la propria opinione su ciò che fa Beatrice lungo gli ottocento chilometri di viaggio... e ci sono molte avventure divertenti che la coinvolgono.
Un libro davvero interessante, e per niente religioso, arricchito anche da alcune foto scattate dall'autrice.


Buona lettura!


VOTAZIONE


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domenica 20 maggio 2018

25 indiscrete domande cinematografiche

 25 indiscrete domande cinematografiche


Buongiorno lettori,
eccomi anche questa domenica con un tag... stavolta tutte domande sui film.
Ringrazio Francesca del blog I libri di Francesca A. Vanni che mi ha proposto di farlo.

Allora passiamo alle domande:


1.Il personaggio cinematografico che vorrei essere?
Uhm... questa domanda non so proprio rispondere, forse perché non vorrei essere nessuno a parte me stessa.

2.Genere che amo e genere che odio?
Genere che amo: fantasy, fantascienza, storico.
Genere (non che odio), ma che non guardo spesso: storie d'amore.

3.Film in lingua originale o doppiati?
Doppiati.

4.L'ultimo film che ho comprato?
"Jurassic World".

5.Sono mai andato al cinema da solo?
No.

6.Cosa ne penso dei Blu-Ray?
Non ho un'opinione a riguardo perché non li ho mai visti.

7.Che rapporto ho con il 3D?
Ogni tanto mi piace vedere al cinema film in 3D.

8.Cosa rende un film uno dei miei preferiti?
Innanzitutto la trama, poi i personaggi e poi come è stato girato.

9.Preferisco vedere i film da solo o in compagnia?
A casa da sola. Al cinema in compagnia.

10.Ultimo film che ho visto?
"Zodiac: Il segno dell'apocalisse".

11.Un film che mi ha fatto riflettere?
Molti film mi fanno riflettere, soprattutto quelli drammatici. Al momento non mi viene in mente uno in particolare.

12.Un film che mi ha fatto ridere?
Tutti quelli con Terence Hill e Bub Spencer

13.Un film che mi ha fatto piangere?
Come per i libri, non sono una che piange facilmente. Quindi non mi ricordo se ci sia mai stato un film che mi abbia fatto piangere.

14.Un film orribile?
"Insurgent". Il libro l'ho amato, ma il film è stato modificato parecchio e per quanto mi riguarda a tratti era incapibile.

15.Un film che non ho visto perché mi sono addormentato?
Non mi sembra che sia mai successo.

16.Un film che non ho visto perché stavo facendo le "cosacce"?
Nessuno.

17.Il film più lungo che ho visto?
Credo "Via col vento".

18.Il film che mi ha deluso?
In verità tanti... come ho detto prima uno degli ultimi è "Insurgent".

19.Un film che so a memoria?
Il mio film preferito: "Jurassic Park"

20.Un film che ho visto al cinema perché mi ci hanno trascinato?
Mah, in genere sono sempre stata d'accordo su cosa vedere con gli amici.

21.Il film più bello tratto da un libro?
Beh, il libro non l'ho mai letto... ma "Jurassic Park" per me è stupendo!

22.Il film più datato che ho visto?
Credo i western.

23.Miglior colonna sonora?
"All'alba sorgerò" di Frozen.


24.Migliore saga cinematografica?
"Il Signore degli Anelli".

25.Miglior remake?
In genere i remake non mi piacciono molto.


Spero che questo post vi sia piaciuto.
Adesso nomino sette blog, ma chiunque volesse può rispondere alle domande, sarò felice di leggerle.

Nomino:
Buona lettura!

sabato 19 maggio 2018

Segnalazione: Vita di paese di Maria Caterina Basile

Segnalazione:

Vita di paese

di
Maria Caterina Basile


Buongiorno lettori,
eccovi la segnalazione di un interessantissimo romanzo: "Vita di paese" di Maria Caterina Basile.



Biografia:
Maria Caterina Basile è nata a Taranto nel 1981. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università del Salento. È autrice di Timothy Leary. La religione della coscienza dalla rivoluzione psichedelica ai rave (Alpes Italia, Roma, 2012).
Sue liriche sono apparse sulle antologie Quando ritorna la stagione aprica (Centro Giovani Casalotti, Artemide Editrice, Roma, 1999), Il Federiciano 2010 (Aletti Editore, Villalba di Guidonia, 2010); sulla rivista Gradiva, International Journal of Italian Poetry (Stony Brook, NY, 2011); sul blog Thema (http://thematico.blogspot.it/, 2012); nei libri Sotto l’Albero delle Mele Vol. 2, Parole in fuga – volume 9, L’indice delle esistenze – Le Diversità,  Il Federiciano Libro Indaco, (Aletti Editore, Villalba di Guidonia, 2013), L’indice delle esistenze – L’Italia, L’indice delle esistenze – I Ricordi (Aletti Editore, Villalba di Guidonia, 2014). Nel 2006 ha ricevuto il Diploma Honoris Causa dal “Centro Divulgazione Arte e Poesia Ignazio Privitera”.
Attualmente vive in provincia di Lecce. 



Genere: romanzo di formazione
Editore: Nulla Die
Data di pubblicazione: 2017
Numero pagine: 74
Prezzo cartaceo: 10,00€
Link per l'acquisto su Amazon:





Sinossi:
Vita di paese racconta la storia di Damiano Pellegrino, trentacinquenne che, dopo diciassette anni passati a lavorare come barista in Svizzera, ritorna nella sua terra, il Salento.
Si tratta di una decisione improvvisa, motivata da una crisi profonda alla quale egli vuol porre fine una volta per tutte. Stanco di vivere nell’incessante rimorso di non essere stato al fianco del padre la mattina che quest’ultimo era stato colto da un infarto, Damiano si mette al volante e torna al suo paese, Miraggio.
Una volta a casa, si rende conto che l’unico ad essere cambiato è lui; ossessionato dal senso di colpa, aveva scelto di escludere dalla sua vita familiari e amici. Inoltre, il lavoro che aveva condotto esclusivamente di notte, non aveva fatto altro che spianargli la strada all’isolamento. Si era dunque chiuso in se stesso, vedendo nel suo modo di essere la causa della sciagura che si era abbattuta sulla sua famiglia.
La mattina che il padre era morto, infatti, Damiano si era rifiutato di aiutarlo nel lavoro in campagna ed aveva preferito andarsene in giro con gli amici. Del resto, era stato un ragazzo particolarmente irrequieto, poco ligio al dovere, al contrario dei suoi fratelli, Salvatore e Cosimo. Le uniche attività che riuscivano a domarlo erano la lettura e la scrittura, ma non erano bastate a fargli mettere la testa a posto.
La prima persona che incontra a Miraggio è proprio il suo professore di italiano alle medie, don Carlo Brigante, il quale lo aveva sempre spronato a continuare gli studi ed a scrivere. Damiano è sorpreso nel constatare che l’uomo non solo non ha smesso di credere in lui, ma addirittura si aspetta ancora che scriva il libro della sua vita.
Damiano sente che una forza misteriosa vuole portarlo a liberarsi dal rimorso che lo ha condannato alla fuga dalla terra natia e da se stesso. Pur tentando di continuare a vivere in completo isolamento, dormendo di giorno e vagando nella notte in preda a sconnessi soliloqui, pian piano non può fare a meno di cedere all’umanità semplice delle persone che lo circondano. Inizia a frequentare il bar del paese e si accorge che le sue pene e i suoi tormenti non sono diversi da quelli di nessuno; quando affronta la crisi più forte, rivivere il giorno della morte del padre, la mamma gli resta accanto e lo avvia alla guarigione.

Damiano comincia a guardare se stesso con occhi nuovi: quelli pieni di pietà e misericordia di chi lo circonda. Nei pochi mesi passati al paese è travolto da un vortice continuo di riflessioni sull’esistenza: il cambiamento, tutto interiore, è inevitabile. Seguendo il consiglio del professor Brigante, ritorna a scrivere e sceglie di occuparsi della terra del padre, la stessa in cui, diciassette anni prima, aveva avuto origine il suo rimorso.


Eccovi anche un estratto:
[…] Sono passato davanti alla sala giochi, l’unica del paese: un piccolo gruppo di adolescenti era fermo a discutere davanti all’entrata. Li ho guardati coi miei occhi di trentacinquenne. Non sono poi così diverso da loro, mi sono detto. Ho messo i sogni da parte, ma solo per poco. Sono tornato a prenderli.  Ci sono stagioni in cui anche gli alberi mettono da parte i loro sogni. Ma ve ne sono altre in cui sui loro rami sbocciano fiori carichi di illusioni. E che colori, che magnifici colori!
     Un irrefrenabile desiderio di mettere i miei pensieri su carta si è impossessato di me. Ho ripreso a camminare. Un’anziana donna si avviava verso casa: portava annodato al collo un fazzoletto, come mia nonna. Aveva ragione il professore: sospesi tra passato e presente, non ci è lecito condividere con i nostri pari la nostalgia per un mondo antico mai posseduto, eppure tanto agognato. Siamo pochi, siamo quelli che restano al Sud, tra vecchi e bambini. Tra certezze antiche e una realtà nuova, luccicante e spesso puzzolente: siamo a metà, spezzati, divisi tra desiderio di appartenenza e un futuro che ci sfugge dalle mani. Ci si aspetta, da noi, l’innovazione o magari l’invenzione di nuove tradizioni. Un mondo nuovo. Ma siamo un corpo frammentato, inerte, che attende di essere ricomposto con pazienza, amore, pietà.
    Una volta a casa, mi sono chiuso in camera mia. Dovevo fare ordine sulla scrivania, liberarla per mettermi a sedere e scrivere, facendo ordine anche tra i pensieri. Parole! Le parole delle poesie sono intime, personali, sono solo per noi stessi; diversa è la prosa, che tende la mano a lettori sicuri di sé. Il lettore di poesia è un naufrago, i versi ch’egli ama il fradicio pezzo di legno al quale si aggrappa, forse inutilmente, nella fioca speranza di restare in vita.
    Pupille dilatate dalla solitudine.
    Dovevo, in qualche modo, far sì di bastare nuovamente a me stesso: penna, primo foglio. Qualche parola in fila. Cancellature grossolane. Secondo foglio. Altre parole. Altre cancellature.
    Ah, era inutile cercare di iniziare qualcosa di nuovo, qualcosa di puro: eccola là, la macchia d’inchiostro, eccoli là, i due fogli stracciati e accartocciati. E la rabbia, quanta rabbia! di restare inchiodato a quel tedio, mentre la libertà se ne andava a farsi un giro col vento facendosi beffe di me. Un inizio, una strada che conducesse in un luogo sicuro: questo chiedevo. Non sentieri tortuosi e spine che non portano da nessuna parte. Ecco che le palpebre si richiudevano, gonfie e stanche. Il peso degli errori e della superbia e l’impotenza – maledetta impotenza! – mi schiacciavano l’anima, mi addormentavano il cuore. E, intanto, la vita fuori continuava a scorrere, noncurante dei miei piedi fermi. Le parole le avevo perdute tutte, tutte. E la povertà aveva un sapore amaro.
    Sono rimasto seduto a frugare nel tiretto dei ricordi, nella speranza di trovarvi fogli di poesie e racconti e potermi così mettere in piedi sulla sedia, brandendoli da vincitore. Li ho trovati. Ma è da sconfitto che sono rimasto a sedere e del vinto ho assunto la posa, lasciando cadere i fogli per terra e coprendomi il volto con le mani, soffocando i singhiozzi del male che avanzava e che non mi lasciava scelta, scorrendo inesorabile come un fiume impietoso che tutto travolge e tutto annienta.
    Fare pace col tempo. Fare pace col tempo. Pazientare.
    Ho preso in mano un quaderno a caso. Sulla copertina campeggiava una scritta in stampatello: “Viva Berardo Viola”. L’ho aperto. Sotto il titolo “Riflessioni notturne, 07/03/1998”, c’era scritto: “Dobbiamo stare attenti a non salire troppo in alto sulle nostre fragili scale sociali: la guerra tra poveri ci farà cadere tutti, tutti.  Più alta sarà la nostra meta, più profondo il burrone di miseria spirituale nel quale cadremo. Perché una sola è la bandiera a cui noi meridionali dobbiamo prestare giuramento: quella dello Spirito. La bandiera di una terra senza confini, che ci ricordi ciò che siamo, che ci rammenti di non provare a schiacciare gli ultimi come se fossimo giganti: siamo formiche, piccoli laboriosi pacifici insetti, piccoli insetti neri con la schiena piegata sotto il sole cocente. Le nostre mani non devono far altro che spezzare il pane in segno di pace, i nostri piedi devono restare ancorati alla terra: guai se salissero anche un solo gradino! Sarebbe la fine del nostro piccolo mondo d’incanto”.
    Più avanti, datato 01/07/1998, un appunto scritto dopo una lite con i miei fratelli: “Mai dare per scontato nemmeno il più semplice scambio di parole: anche nel saluto più banale c’è una benedizione profonda.
    Le parole rassicuranti dell’amato, la madre di tre figli che stende i panni di prima mattina.
    Il compratore d’olio usato passa per le strade – ‘L’olio forte, chi tiene la murga!’ – e raccoglie i resti di fritture; in quell’oro vegetale echeggiano le risate, i pianti, gli schiamazzi, le urla, la rabbia e l’amore delle famiglie meridionali riunite a tavola.
    I passi dell’amato al di là della porta: la donna sospira e attende.
    Attendevo il ritorno della poesia, della riflessione, della solitudine, del ripiegamento su me stesso che un giorno sarà eterno. La poesia preannuncia l’Aldilà, l’eterno stato di beatitudine e benessere al-di-là del mondo visibile.
    ‘Meloni, pesche, peperoni’: l’ambulante diffonde la sua voce per il paese. Le donne accorrono dagli usci, comprano frutta e verdura, si scambiano saluti e confidenze.
    Meridione, io ti abbraccio e ti benedico: perché tu non fai lo stesso con me, perché?”.
    Dio, avevo sempre preso tutto così seriamente! Ma la vita è il riso sguaiato di un bambino, niente di più. È un attimo, una folgore.
    Nel rileggere quegli appunti di adolescente, d’un tratto si è fatto strada nel mio cuore il perdono; che stessi iniziando a guadarmi con gli occhi di Don Carlo e a scorgere in me l’innocenza d’un bambino?
    Se solo avessi dato meno peso alle parole, se solo avessi sentito meno! Ma la storia, lo ripeteva sempre il professore, non si fa con i “se” e con i “ma”. Pazienza! Mi sarei contentato del presente e avrei provato ad amarmi di un amore leggero e lucente. Era necessario prendere una pausa dall’eccessivo rigore con cui avevo trattato me stesso e concedermi una carezza.
    Poesie e pensieri notturni avrebbero ripreso vita. Poi, chissà. Forse sarebbe venuto il libro che il professor Brigante aspettava da lungo tempo.
    Il quaderno aveva ancora un paio fogli bianchi. Ho ripreso in mano la penna e mi sono messo a scrivere: “La felicità sta tutta nelle piccole cose, in questo paesino che benedico.
    Il passato, la rabbia hanno un sapore amaro: è bene che io perdoni me stesso settanta volte sette.
    Il mio cuore, imparo a conoscerlo ogni giorno di più; è fragile, sì, ma pieno di misericordia.
    Pietà: a me stesso chiedo pietà. Giudice supremo dei miei errori, ho espiato le mie colpe.
    Stare sulla difensiva, sempre, non mi ha portato da nessuna parte. Ho creato una corazza fittizia, uno scudo fittizio.
    È col passato che devo fare i conti, è al presente che devo dare un’opportunità, a quel bambino che abita ancora nel mio corpo di trentacinquenne.
    Io credo che ogni cosa accada per una ragione: le strade che percorriamo per tutta una vita alla fine s’incontrano. Sarà il Fato o Dio stesso a darci una lezione, chi può saperlo.
    I significati che scopriamo vivendo vanno messi al sicuro, perché la mediocrità, l’avarizia, la brama di materia non possano intaccarne la bellezza.
    La felicità sta nelle piccole cose, in questo paesino che benedico. E se qualche volta l’ho maledetto e ti ho maledetta, terra mia, io mi perdono. Settanta volte sette.
Damiano Pellegrino, Miraggio, 25/07/2015”.


Davvero molto interessante, non vedo l'ora di leggerlo.

E voi cosa ne pensate?


Buona lettura!